Onorevoli Colleghi,

domani 9 ottobre ricorrono cinquantadue anni dalla catastrofe del Vajont.

La popolazione di quelle valli ha subìto non solo un danno irreparabile, con la perdita di vite umane, ma anche una vera e propria ingiustizia, fatta di soprusi, lentezze nell'individuazione dei  responsabili e soprattutto il consolidarsi di una idea di stato lontana dai propri cittadini soprattutto i più deboli. 

Quasi 2000 sono state le vittime innocenti di questo tragedia causata dall'uomo; uomo che lì mette al centro l'interesse economico e il profitto dimenticandosi che al centro ci deve sempre essere la vita, il rispetto dell'ambiente e del suo equilibrio. 

Il Vajont fu una strage che si poteva e si doveva evitare.

Non è stata evitata perché sul valore della vita e sulla legalità è prevalsa la logica, senza cuore, degli «affari sono affari».

 

Giovanni Paolo II, proprio nel cimitero delle vittime del Vajont, disse: "Erano vostri parenti, amici e conoscenti coloro che perirono sotto l'impeto furioso di un'enorme massa d'acqua […] Resta per voi e per tutti incancellabile la visione, quasi apocalittica, di quella sera del 9 ottobre 1963: lacrime, sangue, sacrificio di persone note e ignote segnarono quelle ore tremende!"

 

Tina Merlin nel 25° anniversari del disastro affermò: "Tutti sappiamo ormai, senza ombra di dubbio, che la tragedia del Vajont è stata colpa degli uomini. E non voglio su questo ritornare, se non per augurarmi che essa sia stata e sia in avvenire raccontata in maniera veritiera alla generazione cresciuta dopo e a quelle che verranno. Perché quella tremenda colpa degli uomini del potere – potere economico, potere politico – può anche essere perdonata dai cristiani, ma mai dimenticata"

 

Nel 2008, a Parigi, l'Unesco ha considerato il Vajont come il primo tra i più gravi disastri evitabili della storia dell'umanità; lo ha definito un «racconto ammonitore».

 

Lo Stato nel 2013 in occasione del 50° anniversario del disastro con le sue più alte cariche si è inchinato, ha chiesto scusa.

Ma le sole scuse non sono sufficienti: lo Stato deve innanzitutto riparare, imparare dagli errori e dagli orrori per pianificare una presenza in armonia con il creato.

 

Il tema del dissesto deve essere centrale nelle politiche del nostro Paese; la prevenzione il faro di tutte le azioni.

Gli investimenti in questi territori devono essere costanti con una pianificazione attenta e puntuale degli interventi.

 

Nulla basterà per rimediare alla morte che l'onda portò in una terra orgogliosa della propria storia e del proprio lavoro, ma almeno consentirà agli abitanti di quelle valli dolomitiche di vivere in sicurezza quei luoghi. 

Il Vajont è stata la tragedia più grande e assurda che abbiamo subito, ma il tema del dissesto è costantemente presente nella vita di noi montanari. 

Anche quest'estate tre turisti sono morti nelle valli bellunesi, trascinati dal fango e dai detriti scesi dall’Antelao: auto schiacciate, muri abbattuti e impianti sciistici distrutti sono solo alcuni dei danni provocati. Un ripetersi di quel che era accaduto lì vicino, a Borca di Cadore, nel luglio del 2009, quando un violento nubifragio causò due morti.

 

Le istituzioni, la politica, i cittadini hanno il dovere di coltivare la memoria. Memoria significa non solo ricordo, ma anche riconoscenza. Per questo è doveroso ricordare che quest'anno l'amministrazione comunale di Longarone ha voluto dedicare l'abbraccio ai soccorritori, all'Associazione Nazionale Alpini, con il conferimento della cittadinanza onoraria. Un forte abbraccio quindi va ai sindaci della memoria e agli Alpini. Gli Alpini splendido esempio di chi prima ha fatto l'Italia poi l'ha difesa e infine la soccorre, nel '63 come oggi, ogni qual volta il Paese ha bisogno.

Coltivare e stimolare la memoria anche per le nuove generazioni: per questo dal 50° anniversario, il comune di Longarone, la Fondazione Vajont e il Ministero della pubblica istruzione promuovono un concorso nazionale per le scuole superiori che da la possibilità a ragazzi di tutto il Paese di riflettere su una delle pagine più tristi della storia dell'Italia contemporanea.

Presidente, rappresentante del Governo, Onorevoli colleghi, in ricordo delle vittime, dei sopravvissuti del disastro e delle comunità che oggi vivono quei luoghi non vi chiedo di osservare un minuto di silenzio. Vi chiedo invece un impegno costante sul versante della difesa del nostro territorio, soprattutto quei territori di montagna vera, tanto fragili e complicati quanto incredibilmente ricchi di bellezza.

Grazie 

Roger De Menech

 


Roma, 08.10.2015