Care amiche e cari amici, 

grazie del vostro impegno e del vostro sostegno alla nostra coalizione e alla mia candidatura. 

Le elezioni politiche di domenica scorsa hanno consegnato il Paese al centro destra e al Movimento cinque stelle. La sconfitta del Partito Democratico è stata netta e il Parlamento é senza maggioranza. Spetta quindi ora al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella individuare la persona a cui affidare l’incarico esplorativo per la formazione del nuovo Governo.

Dopo cinque anni di governo e una campagna elettorale in cui abbiamo raccontato i risultati raggiunti e puntato sulle competenze delle persone candidate nel territorio, gli elettori ci hanno dato un segnale inequivocabile.

È prevalso un dato nazionale di protesta e di ribellione, di paura e di chiusura, la percezione del presente con le preoccupazioni contingenti, legittime o eccessive, e il futuro ancora incerto. 

Il valore del territorio, dei suoi problemi e delle sue necessità, le esperienze, i programmi, i candidati, non hanno rappresentato un valore aggiunto nelle scelte degli elettori.

É anche per questo che vivo la mia rielezione alla Camera dei Deputati con soddisfazione ma anche con un pizzico di delusione, avendo in questi anni interpretato il mio ruolo di parlamentare sempre condizionato dalla mia costante presenza nel territorio. Un riconoscimento ricevuto da molti negli incontri ma che si é concretizzato solo in minima parte al momento del voto.

Si vince quando si riescono a presentare proposte alternative, che definiscono un’identità, sebbene non credibili. Il nostro partito ha avuto la forza di presentare proposte credibili per il futuro del Paese, ma per troppo tempo ha inseguito temi e stili senza dettare l’agenda politica italiana. 

L’aumento delle diseguaglianze è, secondo me, il padre di questi risultati; la madre è stata la trascuratezza con cui sono state affrontate. Diseguaglianze a cui noi non abbiamo saputo dare risposte adeguate e tempestive, pensando che i favorevoli dati macroeconomici fossero sufficienti a calmare un Paese arrabbiato, impaurito e con moti di ribellione ormai incontenibili.

La diseguaglianza tra giovani e anziani; la diseguaglianza tra contributivo e retributivo (baby pensionati compresi); la diseguaglianza tra nord e sud, la diseguaglianza tra i truffati dalla banche e i loro manager; la diseguaglianza tra chi vive in centro e chi vive in periferia; la diseguaglianza tra chi deve pagare le tasse (salate) direttamente in busta paga e quelle delle multinazionali. Diseguaglianza tra chi ha conservato le vecchie condizioni lavorative e chi invece ha i contratti a poche ore a settimana. Le diseguaglianze tra chi può permettersi l’alta velocità e chi muore sui regionali. La diseguaglianza tra donne e uomini. Le diseguaglianze tra chi vive in pianura e chi resiste nel presidiare le zone di montagna.

A maggior ragione sento, di fronte a questo risultato, il dovere di ripartire dal valore dei nostri ideali, delle nostre convinzioni. Se non saremo in grado di trasformare questi valori in azioni, in politiche redistributive, in strumenti che rimettano in moto gli ascensori sociali, rimarranno delle belle e vuote enunciazioni di principio e noi saremmo relegati al ruolo di mera testimonianza.

Dovremo fare un lungo cammino, riprendere il filo della relazione con le persone, con umiltà e generosità e con l’obiettivo di rappresentare ed essere guida dei cittadini non di enfatizzare le loro paure. 

Lo faremo con tutta l’energia a nostra disposizione, con il senso del dovere richiesto al nostro ruolo. 

 

Un passo alla volta, insieme.

Roger

 

 


Ponte nelle Alpi. 07.03.2018